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IL CASTELLO DI DONNAFUGATA

Il Castello di Donnafugata  nasce come una villa rurale costruita intorno a un insediamento preesistente a circa 15 Km da Ragusa. 
Deve il suo aspetto attuale alle modifiche apportate tra la seconda metà del XIX secolo e gli inizi del ‘900.
Consta di ben 122 stanze e occupa una superficie di oltre 2500 mq.

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I PERSONAGGI DEL CASTELLO

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IL CASTELLO IN DIECI DATE

1648
Acquisto del feudo dei Cabrera da parte degli Arezzo. Vincenzo Arezzo I Barone di Donnafugata vi fonda un’azienda agricola destinata a crescere negli anni.
1800-1874

Prima trasformazione della masseria in Casina di villeggiatura con caratteri neoclassici sotto la direzione del proprietario, barone Francesco Maria che nel 1822 sposò Vincenza de Spucches

1824-1895
Il figlio Corrado amplia la residenza attribuendole le fattezze di Castello, dotandola di stazione ferroviaria, di postazione di posta e telegrafo. Sposa Concetta Arezzo di Trifiletti.
1850-1888
Vincenzina, unica figlia di Corrado, scontando un matrimonio poco felice con il catanese Giuseppe Paternò Castello, affianca il padre nelle sue scelte e modifiche apportate al castello. Muore precocemente lasciando due figlie, Maria e Clementina.
1880
Il Tribunale dichiara “nullo e come non avvenuto il matrimonio civile, che appare contratto avanti l’uffiziale dello Stato Civile della città di Catania in data 18 Febbraio 1868 tra l’attore Duca del Palazzo Giuseppe Paternò Alliata figlio del Sig. Antonio Principe di Manganelli, con la Sig.a Vincenzina Arezzo figlia del Sig. Corrado Barone di Donnafugata. Dispone che le due figlie di suddetti Arezzo e Duca di palazzo rimangano affidate alla madre”
1893
Il 14 giugno 1893 la Società Italiana per le strade ferrate della Sicilia comunicava il completamenteo della linea complementare Siracusa-Licata, con il nuovo tratto Comiso – Modica, che comprendeva le Stazioni di Donnafugata, Ragusa Superiore e Ragusa Inferiore tutte provviste di secondo binario, di sagoma-limite e di piano caricatore.
1893
Il 25 luglio 1893, come riportato nel Bollettino delle Regie Poste, viene istituito a Donnafugata, per volere del Barone Corrado Arezzo, un Ufficio Telegrafico.
1895
Il 16 ottobre 1895, come si legge nel Bollettino delle Regie Poste, la collettoria postale di Donnafugata viene elevata alla prima classe, con dipendenza Ragusa, sempre per intercessione del barone Corrado Arezzo che si spegne nello stesso anno.
1906

Clementina, dopo la presunta “fuitina d’amore”, va in sposa a Gaetano Combes de Lestrade da cui nasce la loro unica figlia, Clara. A Clementina e Gaetano si deve la modifica del prospetto principale, ad opera dell’ing. Saverio Castilletti e del capomastro don Emanuele Di Franco. Il “quartino vecchio” del castello si rimoderna per ospitare i soggiorni della coppia italo-francese.

1982

Da Clara Lestrade e Vincenzo Testasecca nasce Gaetano che, ormai poco legato alla dimora e attanagliato – pare – da debiti da gioco, vende, come ultimo erede del Castello, la proprietà al Comune di Ragusa nel 1982.

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LE STORIE DEL CASTELLO

QUEI POSTI CHE, QUANDO TE NE VAI, NON SAI SE LI HAI VISITATI O LI HAI SOGNATI...

Ci sono posti in cui hai la sensazione di esserci già stato, anche se sono nuovi, anche se non assomigliano a niente di ciò che hai visto. Sono quei posti in cui credi di aver già vissuto oppure in cui speri di volerci finire, un giorno, quando non dovrai più rendere conto a nessuno.
Ci sono posti che parlano e raccontano storie di fantasmi, intrecciate ai labirinti delle vie, storie di ragazze innamorate della persona sbagliata e rinchiuse in stanze da cui non riusciranno più a uscire. Quei posti lì, muoiono con i terremoti e rinascono più belli di prima..e non sono per niente normali: se ti distrai un attimo vieni accecato dalla luce delle facciate delle chiese, dal verde dei carrubi e dagli occhi delle persone. Se ti distrai un attimo, non riesci mai a pagare il conto di un ristorante o il biglietto di un museo. In quei posti c’è un castello in cui il nero della pece, elegantissima, smangiucchiata dagli anni, fa da sipario a stanze che trasudano ricchezza, feste, donne dagli abiti barocchi e sensuali.

 

E quegli abiti ci sono, oggi, in ogni stanza, e i manichini diventano fantasmi che non vogliono andarsene da lì: quello del barone Corrado, in cerca del nuovo e ultimo scherzo o quello della regina Bianca, la “Ronnafuata”, che riuscì a fuggire dal castello. Puoi vederli ancora mentre ballano o ascoltano il fortepiano nella sala della musica, loro, i veri Viceré del romanzo di De Roberto.
Ci sono questi posti..e quando te ne vai, non sai se li hai visitati o li hai sognati.
(Settembre 2018 – Luca L’Abbate)

LA STORIA DEL TEATRO DEL CASTELLO CONTINUA A DELINEARSI NEI PARTICOLARI...

Finalmente dalle ricerche condotte oltre i confini isolani, ho trovato nuovi documenti e altri tasselli inediti per i miei studi (continui e non privi di fatica) su Donnafugata. 
Dalla lontana San Pietroburgo acquisisco altre informazioni che aggiungono altri mattoni alle indagini e, tra questi, un altro è per la storia del teatro del castello.
Che c’entra San Pietroburgo con Donnafugata? C'entra, eccome! Un giorno ne parlerò.
E da lontano giunge dunque un bel biglietto d'invito ufficiale, scritto e firmato da Corrado Arezzo e, spedito ad un lontano amico gentiluomo. In quel documento si dà notizia del giorno e ora della inaugurazione del teatro del castello.
Si riconfermava quel gusto e quella passione per il teatro che ha sempre caratterizzato, nei secoli, i Donnafugata.. Come non immaginarsi in quel nuovo teatro i semplici decori che davano quel tocco elegante alla grande sala rettangolare con volta a botte che nello sfondo godeva di un interessante arco scenico con un sipario che amo pensare come un “rideau/ridente”.
Al presente riporto le sensazioni di una divertente e originale sera al Teatro.
<< La sera si è recitata la commedia col titolo “Le allieve ed il Conservatore” eseguita dalla Baronessa Girolama Crescimanno, la Signorina Manari, la Signorina Ignazia Crescimanno, la Signorina Brigitte Crescimanno Landolina ed il professore Pasquale Nicossia; tutti applauditi e festeggiati. Indi si cantò con i gesti il “Terzetto del Ventaglio” […] >>
(Maggio 2020 – Nuccio Iacono)

POSTA A DONNAFUGATA

In Sicilia, nella seconda metà dell’Ottocento, uno dei problemi principali e di maggiore interesse economico era il trasporto dello zolfo estratto nell’entroterra verso le raffinerie della costa. A tal fine era stato approntato un massiccio piano di costruzione di linea ferrata.
I primi centri ad essere raggiunti dalla ferrovia furono infatti i comuni interessati dall’estrazione e lavorazione dello zolfo, quindi Canicattì, Caltanissetta, Licata. A valle di queste linee principali, vennero messe in cantiere altre ferrovie, cosiddette complementari.
Una di queste era la Siracusa-Gela-Canicattì che, nel suo percorso ragusano, aveva in progetto le stazioni di Acate, Vittoria, Comiso, Genisi, Ragusa, Ragusa Inferiore, Modica, Scicli, Pozzallo e Ispica. Ad un certo punto, però, venne inclusa anche una stazione a DONNAFUGATA dove, in quel momento (intorno al 1890) non vi era altro che campagna. E la villa del barone, ovviamente.

Con Ordine di Servizio Generale n.10 del 14 giugno 1893 della Società Italiana per le strade ferrate della Sicilia si comunicava ufficialmente: «Il giorno 18 corrente giugno verrà aperto all'Esercizio il nuovo tronco di linea Comiso - Modica, della lunghezza di chilometri 52,720. Con tale apertura venendo ad essere messe in comunicazione diretta le due stazioni di Comiso e di Modica, già attivate al pubblico servizio, resta completata l'intera linea complementare Siracusa-Licata.

Detto tronco comprende le Stazioni di Donnafugata, Ragusa Superiore e Ragusa Inferiore tutte provviste di telegrafo, di secondo binario, di sagoma-limite e di piano caricatore.
Ragusa Inferiore è provvista inoltre di magazzino merci; Ragusa Superiore è provvista di magazzino merci, di ponte a bilico e di rifornitore. In quest'ultima stazione c'è pure la Rimessa locomotive provvista di piattaforma girevole per locomotive.»

Il barone c’era riuscito. Ma l’ordine di servizio riportato fornisce un’ulteriore importante informazione in quanto si cita l’esistenza del telegrafo. Fino ad allora i telegrammi arrivavano alla vicina stazione telegrafica di Santa Croce Camerina e venivano consegnati a Donnafugata dal portalettere di zona.
Il 25 luglio 1893, però, così come riportato nel Bollettino delle Regie Poste n.9 del 1893 a pag.499, venne istituito un Ufficio Telegrafico F(0.20). La notizia, in sé comune a tante altre dello stesso tipo, ebbe invece rilevanza persino sul n.177 della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 28 luglio 1893, a significare appunto l’importanza che rivestiva e ricopriva quel fatto.

Ma il barone non trovava utile soltanto inviare e ricevere telegrammi. Il barone voleva inviare e ricevere anche corrispondenza! E, difatti, poco dopo, ed esattamente l’1 novembre 1893 (Bollettino delle Regie Poste n.11 del 1893, pag.596), venne istituita la Collettoria Postale di seconda classe “Donnafugata” con dipendenza Ragusa, in provincia di Siracusa. Val la pena ricordare che, all’epoca, il territorio apparteneva alla provincia di Siracusa dal momento che la provincia di Ragusa (cui oggi amministrativamente queste aree appartengono) venne istituita soltanto nel 1927.
Due anni più tardi, e precisamente il 16 ottobre 1895 (Bollettino delle Regie Poste n.25 del 1895, pag.884), la collettoria postale venne elevata alla prima classe, sempre con dipendenza Ragusa. Ormai, proprio dal 1893, le collettorie di prima e seconda classe erano state pressoché equiparate a livello di servizi postali erogati al pubblico, ma mantenevano una precisa distinzione in base alla mole di corrispondenza da gestire, e quindi all’importo della fidejussione da attivare (sorta di fondo-cassa). Se, quindi, Donnafugata venne elevata da seconda a prima classe significa che dal castello e per il castello le lettere viaggiavano, eccome.
La notizia è particolarmente significativa in quanto detta collettoria non è citata nel fondamentale lavoro sulle collettorie del Regno d’Italia di Gaggero e Mondolfo, nemmeno tra gli uffici non rintracciati. E senza dubbio era motivo di vanto e attrazione in quanto persino sulle cartoline del castello vennero riportati tre simboletti atti appunto a significare la presenza dell’ufficio postale, dell’ufficio telegrafico e della stazione ferroviaria: un’indicazione non comune per le cartoline dell’epoca!
Venendo meno l’utilità originaria per la quale erano stati istituiti, il servizio telegrafico fu dismesso nel 1931 e la collettoria postale soppressa nel 1933. Il bollo in uso nell’ultimo periodo era il classico doppio cerchio con lunette vuote e la dicitura "Donnafugata | Ragusa".
(Marzo 2020 - Nuccio Iacono)

“A CARTE SCOPERTE ….E IL TRIONFO N°19” (che non è un caso)

I Tarocchi nascono in Italia intorno al 1430 come gioco di carte e successivamente si diffondono in Francia dove col tempo se ne fa anche un uso occultistico-divinatorio. 
A DONNAFUGATA, nella sala della Musica, uno dei particolari pittorici ne rappresenta un mazzo proprio in mezzo ad altri giochi. In effetti, risulta dai documenti che a Donnafugata si trascorresse spesso il tempo “fino ad ora due di notte” con il gioco di carte. E il gioco dei Tarocchi siciliani erano tra i più richiesti.


In un bando emesso nel 1736 da Don Pietro de Castro, presidente del Regno si proibiva la pratica di alcuni giochi definiti d’azzardo, sia in pubblico che in privato, consentendo per altri esclusivamente l’utilizzo privato. Fra questi ultimi appaiono i tarocchi se praticati “per semplice divertimento”.
Il mazzo dei Tarocchi Siciliani è composta da 63 carte. Alle 22 carte di un seme speciale detto di Trionfi erano aggiunte le 40 carte dei semi usuali, più una carta detta “Fujutu”.
Come confermato anche dalla pittura, al normale mazzo dei Tarocchi facevano parte anche le normali carte siciliane; ossia quelle con i 4 semi (oro, coppe, bastoni e spade) composte da carte numerali dall’Asso al 10 e da 4 figure (Fante, Cavaliere, Regina e Re)
TUTTAVIA non sarà certamente un caso che le carte dei Tarocchi Siciliani sia visibile proprio con la CARTA NUMERO 19, quella del Trionfo detta anche di “Atlante o Palla”…
(Febbraio 2020 – Nuccio Iacono)

UNA INEDITA RICETTA DEL MONSÙ THOMASO VASQUEZ: TIMBALLO DEL PRINCIPE.

Nel Gattopardo assistiamo a DUE TRIONFI. 
Il Primo è costituito dal famoso BALLO di Angelica che accentra nel proprio candore tutta la potenza della scena con movimenti, suoni, sussurri e sguardi.
Il Secondo è costituito dalla magistrale presentazione che il Lampedusa fa di un TIMBALLO di maccheroni portato in serata, tra le candele sfavillanti che illuminano la tavola sontuosa. In questa descrizione, tratta dal romanzo, si percepisce tutta la fragrante armonia luculliana fatta di colori, sapori e odori: "L'oro brunito dell'involucro, la fraganza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall'interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l'estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio."

RICETTA STORICA
INGREDIENTI PER 6 PERSONE
400 ml sugo di carne, va bene l'estratto, 1/2 pollo lessato, 100 g funghi freschi, 100 g fegatini di pollo, 200 g prosciutto cotto, tagliato a striscioline, 100 g di salsiccia, 120 g pisellini mignon, lessati al dente burro, 500 g maccheroni, formaggio grattugiato, 3 uova sode a fette,
sale e pepe, un tartufo nero.
Per la pasta frolla
400 g di farina, 200 g di zucchero, 200 g di burro a temperatura ambiente, sale e cannella un pizzico, 4 tuorli d'uovo.
Per la crema pasticcera
3 cucchiai di zucchero, 3 tuorli d'uovo, 2 cucchiai di farina, sale e cannella un pizzico, 1/2 litro di latte.
PREPARAZIONE
Fare la pasta frolla impastando velocemente con le mani tutti gli ingredienti in modo da ottenere un composto omogeneo e lasciatela riposare per un'ora coperta con un panno in frigorifero. Procedete poi a preparare la crema pasticcera che coprirete con la pellicola trasparente fino al momento dell'uso. Preparate poi delle polpettine, grandi come nocciole, con 200 g di carne tritata di pollo lesso mescolata a 1 uovo, 100 g di prosciutto cotto, 2 cucchiai di parmigiano, prezzemolo tritato e un pizzico di sale. Friggetele in abbondante olio e tenetele da parte. Fate insaporire in un po'di burro il pollo ed il prosciutto rimasti, tagliati a striscioline; aggiungete i fegatini, le salsicce, i funghi, le polpettine, i pisellini e cuoceteli per qualche minuto. Trasferiteli poi in una casseruola con qualche cucchiaiata di succo di carne e fate cuocere ancora per qualche minuto in modo che i sapori si mescolino bene. Lessate nel frattempo i maccheroni molto al dente, scolateli e conditeli con il sugo di carne, il burro, abbondante parmigiano e fateli raffreddare. Imburrate una tortiera ad anello di 30 cm di diametro e ricoprite il fondo ed i bordi con un terzo della pasta frolla che avrete steso sottile, circa 1/2 cm. È importante che la pasta sporga un po'dai bordi in modo che con facilità possiate chiudere il timballo con l'altro disco di pasta. Disponeteci sopra metà dei maccheroni, distribuiteci sopra la finanziera di carne, le uova, spolverizzate con il formaggio e il tartufo nero a lamelle, infine coprite con il resto dei maccheroni a cui darete una forma leggermente a cupola sulla quale verserete la crema pasticcera che farete penetrare bene. Ricoprite il timballo con la pasta frolla avanzata premendo bene i suoi bordi per farla aderire alla prima. Spennellate la sua superficie con dell'uovo sbattuto e fate cuocere per circa 45 minuti nel forno a 180 gradi. Prima di togliere l'anello, lasciatelo riposare per 5 minuti e servitelo subito.
(Gennaio 2020 – Nuccio Iacono)

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